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Lavanda

Scritto da Domenico. Postato in Fiori - Piante - Arbusti

LA STORIA PROFUMA DI LAVANDA
 
La lavanda è una pianta appartenente al genere delle Lamiaceae, comprendente una trentina di specie differenti, inconfondibile per le sue infiorescenze di colore azzurro-violetto e per il suo inebriante profumo, da sempre amato e apprezzato.
 
La storia ne è testimone.
 
Il termine lavanda deriva dal verbo latino “lavare”, riferendosi alla diffusa abitudine di aggiungerne i fiori nell’acqua del bagno. Tuttavia, nell’antichità, tale termine non esisteva, e la pianta veniva indicata con i nomi “spigo” o “nardo”.
Il termine lavanda fu introdotto con grande probabilità in epoca medievale.
 
Pur essendo una pianta tipica del bacino del Mediterraneo, ha sin dall’antichità affascinato il mondo anglosassone, nel quale sembra essere stata introdotta dai Romani.
 
Da sempre è presente nella vita quotidiana dei popoli mediterranei per uso medicinale, per la cura del corpo e la pulizia degli ambienti domestici.
Il suo utilizzo a scopo ornamentale, invece, si diffuse e trovò grande apprezzamento solo nel tardo Medioevo.
 
Gli Egizi adoperavano l’olio essenziale di lavanda nel processo di mummificazione. Anche Cleopatra ne era affascinata, utilizzandola a profusione nei suoi lunghi bagni aromatizzati e per esaltare la bellezza di viso e corpo.
 
I testi classici di riferimento, in epoca romana, sono il “De materia medica” in cui Dioscoride nel 50 d.C. descrive le tre specie di lavanda più diffuse nell’antichità (L. stoechas, L. angustifolia, L. latifolia), e il “Naturalis historia”, opera enciclopedica che Plinio il Vecchio scrisse nel 77 d.C., nella quale indaga anche sulla medicina e le piante medicinali.
Il medico Dioscoride prescriveva la L. stoechas come lassativo e sotto forma di infuso in caso di malattie toraciche.
 
Il termine stoechas trae origine dal nome delle isole francesi Stoechades, al largo di Marsiglia, nelle quali si narra che tale specie fu portata dai coloni greci, 500 anni prima di Cristo.
 
Oggi il termine stoechas corrisponde a due specie diverse di lavanda (L. stoechas e
L. dentata), che nella cultura popolare venivano considerate indifferentemente, tanto che tuttora quando si parla di “lavanda francese” si fa riferimento ad entrambe.
Fu Linneo, nel 1700, a delinearne le caratteristiche specifiche, ponendo le basi per una loro trattazione distinta e diversificata.
 
Nel Medioevo la lavanda abbondava nel Giardino dei Semplici, nel quale i monaci coltivavano erbe aromatiche, piante medicinali e fiori.
 
Fu amata e studiata da Santa Ildegarda, mistica benedettina, fondatrice del monastero di Bingen, in Germania.
Nel testo “Physica” ne descrive le proprietà curative, ritenendola efficace contro i pidocchi e di gran sollievo nei bagni oculari, in caso di congiuntivite.
L’area intorno a Bingen è nota ancora oggi come “montagna della lavanda”, per la grande quantità di piante presenti.
 
Nel corso del Medioevo l’utilizzo della lavanda va sempre più diffondendosi.
I medici la portavano con sé quando si recavano a visitare gli infermi, per profumare gli ambienti malsani e dare vigore ai malati.
I nobili la facevano usare alla servitù per dare lustro ai pavimenti, in modo da scacciare cattivi odori e diffondere un persistente profumo di pulizia.
 
La Scuola Medica Salernitana, prima importante istituzione medica d’Europa nel Medioevo, ne vantava proprietà curative atte a risanare le membra paralitiche, unita alla salvia, alla primula, al nasturzio e al liquido castoreo.
 
Uscendo al di fuori dell’ambito medicamentoso, la lavanda viene sempre più apprezzata a scopo ornamentale per la bellezza dei suoi fiori, divenendo una delle piante dominanti in bordure, siepi, e nei giardini rinascimentali.
 
In Inghilterra la lavanda era diffusissima nei giardini (knot gardens), soprattutto al tempo dei Tudor.
Si narra che la regina Elisabetta Ⅰ la amasse talmente tanto che alla sua tavola fossero sempre presenti confetture e tè alla lavanda, di cui si cibava in grandi quantità per trarre sollievo dalle frequenti emicranie che la tormentavano.
 
Nelle residenze di campagna inglesi si sviluppò, e perdurò nel corso dei secoli, lo stile del “cottage garden”, caratterizzato da una profonda armonia di forme e colori delle piante utilizzate: rose, primule, violette, nigella e soprattutto lavanda, che non veniva potata, ma lasciata libera di crescere in grandi arbusti asimmetrici, disposti all’ingresso del cottage e lungo i sentieri, in modo da inebriare i passanti col suo profumo. Sopra di essi erano stese ad asciugare lenzuola e biancheria, affinché si impregnassero del profumo di lavanda, reso ancora più intenso dal calore dei raggi solari.
Le infiorescenze venivano essiccate per profumare tutta la casa e riposte in armadi e cantine per allontanare gli insetti.
 
Il profumo di lavanda ha mantenuto nel corso dei secoli una invariata capacità evocativa di freschezza, pulizia e serenità.
 
Nella tradizione cristiana, la lavanda è anche il simbolo di candore e purezza dell’anima, e per questo viene associata al sacramento del Battesimo.
 
Nell’immaginario popolare, invece, assume funzione apotropaica, capace di cacciare i demoni, allontanare il malocchio dai bambini, e proteggere la casa dalle disgrazie.
 
In Spagna, durante il Medioevo, veniva utilizzata per preparare il balsamo di Ciprigna, bevanda dedicata a Venere, dea della bellezza e dell’amore, assunta allo scopo di risvegliare stimoli e passione anche nelle persone più refrattarie.
 
La lavanda è la pianta magica per eccellenza, immancabile nella preparazione della famosa Acqua di San Giovanni, al solstizio d’estate, foriera di salute, fecondità e lunga vita.
 
Questa sua valenza è attribuibile alla conformazione stessa delle spighe, caratterizzate da una infinità di punte terminali.
Si narra, infatti, che durante la notte di San Giovanni, a cavallo tra il 23 e il 24 giugno, spettri e streghe nefaste, che si aggiravano nelle tenebre, fossero stati costretti a contare, uno ad uno, tutti i fiori e i ramoscelli che componevano ciascuna spiga. Operazione molto laboriosa e lunga, tanto da essere colti, mentre erano ancora all’opera, dalle prime luci dell’alba, a loro fatali.
Da qui la consuetudine di tenere spighe di lavanda fuori dall’uscio, per allontanare gli spiriti maligni dalla casa.
 
Oggi la lavanda attira a sé sempre grande interesse.
 
È utilizzata in aromaterapia, attraverso l’olio essenziale, in fitoterapia sotto forma di tintura madre, in erboristeria per la preparazione di tisane rilassanti, in cosmetica nella formulazione di creme e lozioni, e come ingrediente di prodotti per l’igiene personale e della casa.
 
Sempre più presente anche nelle nostre tavole, come aromatizzante di formaggi, focacce, risotti, biscotti e marmellate.
Dettaglio decorativo di raffinata maestria, a sigillo di prelibatezze stellate.
 
È anche meta di un turismo di nicchia, fatto di visite a orti botanici, passeggiate naturalistiche e viaggi organizzati alla scoperta delle vaste e rigogliose distese di lavanda, in Provenza e non solo.
 
La lavanda è parte di noi e della nostra storia.
 
Evoca ricordi e regala emozioni.
 
Grazie!
 
Dott.ssa Katia Panfili
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