Stampa

L'esperienza soggettiva

Il dialogo fra il “Buddha” e i suoi ‘discepoli’

Quando il Buddha si trovava a Sarnath, nel parco dei Daini di Isipatana, disse questo ai suoi cinque discepoli che lo interrogavano:

‘Maestro, perché quando più persone sono chiamate a parlare di un’esperienza vissuta nel medesimo momento, ciascuno di loro la racconta in modo diverso?’

   “Perché sono le esperienze individuali del passato che condizionano e fanno percepire in modo diverso quel fatto: la rappresentazione quindi non è oggettiva, ma soggettiva.”

‘Quale strada occorre percorrere per giungere ad una rappresentazione oggettiva?’

   “È possibile ottenere una rappresentazione oggettiva se in ciò che si percepisce si ricerca e si trova il concetto.”

‘Cos’è il concetto?’

   “È la legge universale, la legge che non deriva dai sensi, ma da ciò che lo spirito trova dentro di chi è riuscito a cogliere l’essenza.”

‘Allora i nostri sensi, che elaborano in continuazione giudizi ed opinioni, non sono veritieri?’

   “No, non lo sono perché sono frutto di una condizione di coscienza ordinaria, quella di cui è dotato l’Io inferiore. È la coscienza di chi non ha capacità di vero ascolto perché è tutto proteso a contrastare l’opinione dell’altro, anziché cogliere dalle sue parole il significato che lui ripone in esse, facendo silenzio interiore.”

‘Il silenzio interiore è l’unico atteggiamento che consente il vero ascolto dell’altro?’

  “Sì, il silenzio interiore è l’unico atteggiamento che lo consente.”

‘Maestro, tu parli di Io inferiore. Questo tuo dire evoca dunque un altro Io.’

   “Ananda, sai bene a quale ‘Io’ alludono le mie parole.”

‘Maestro, ti prego, parlaci ancora di quell’Io che a ha a che fare con i sensi.’

   “La retta visione delle cose è dell’Io superiore, non di quello inferiore, empirico, che crede di vedere ma che in realtà non vede, immerso com’è in un mare in tempesta le cui gigantesche onde nascondono la vista della riva. La retta visione, infatti, non è di chi, travolto dalle onde, pensa solo a sé e non a ciò che è fuori di sé. Questo qualcosa può essere colto solo quando ci si unisce allo spirito universale, quando il contrasto che continuamente esiste fra il nostro Io egoico ed il mondo. Per accogliere il mondo, nell’unico modo giusto, occorre, infatti, ascoltare senza pregiudizi e preconcetti, senza le interferenze dei moti dell’anima, senza le passioni, le brame, i desideri, le antipatie e le simpatie, senza contrapposizione alcuna.”

‘Com’è possibile non far agire dentro di noi i moti dell’anima?’

   “Lasciando agire su di noi un altro organo di percezione che non fa parte dei sensi esteriori.

‘Cos’è questo diverso organo di percezione?’

  “È l’Occhio Fedele che lascia entrare dentro di noi l'immagine

esatta del mondo.”

‘Com’è possibile dotarsi di un Occhio Fedele?’

   “Sdoppiandosi, osservandosi mentre si agisce, guardandosi dal di fuori e ricercando nel proprio agire i moti dell'anima per trasformarli.

‘Ma questo non è facile.’

   “No non lo è; ma è l’unico modo possibile per raggiungere la giusta visione, la retta rappresentazione. Cioè, per cercare e scoprire il bello, il buono ed il vero in tutto ciò che facciamo: l'archetipo spirituale, il concetto primo di una qualunque cosa del mondo.”

‘Anche il concetto primo ispiratore di ogni attività economica?’

   “Sì, anche il concetto primo ispiratore di ogni attività economica.”

‘Ma non è il profitto il concetto primo, ispiratore di ogni attività economica?’

   “Confonderesti la circolazione sanguigna dell’uomo con lo scopo per cui quell’uomo esiste?”

‘No, di certo. Considero il sangue un mezzo, non lo scopo.’

   “Allora, così come consideri il sangue un veicolo e cerchi altrove il concetto primo dell'uomo, non fermare il tuo pensiero sul profitto ma abbi una giusta rappresentazione di ciò che ogni attività economica persegue.”

‘È il vero, il bello ed il buono dunque ciò che ogni attività economica dovrebbe conseguire?

   “Sì.”

‘Come possono uomini impegnati in attività economiche conseguire il vero, il bello ed il buono?’

   “Cercando dentro di sé.”

‘E se non tutti cercheranno?’

   “Chi cercherà, troverà anche per chi non cerca.”

‘E se fosse uno solo a cercare?’

   “Se anche fosse uno solo a cercare, troverebbe anche per tutti gli altri.”

Aum Mani Padme Hum

- Buddha Siddhārtha Gautama Shakyamuni -

  Questo sito utilizza cookie, anche di terze parti.Scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento si accetta di utilizzare cookie.Per ulteriori informazioni o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie leggere la sezione Cookie Policy

Accetto cookies da questo sito.

EU Cookie Directive Module Information