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Felicità

Nove decimi della nostra FELICITÁ si fondano sulla salute.

           - alla salute si deve posporre tutto - 

Ora è certo che nulla contribuisce meno alla serenità della ricchezza e nulla più della salute. Dovremmo allora impegnarci al massimo anzitutto per mantenere la salute, nel cui rigoglio germoglia anche la serenità.

I mezzi per raggiungerla e mantenerla sono ben noti:
- evitare ogni eccesso e dissolutezza;
- ogni moto dell’animo violento e sgradevole;
- anche ogni sforzo spirituale eccessivo e incessante;
- due ore al giorno di rapido movimento all’aria aperta. 

  Senza un adeguato moto quotidiano nessuno può rimanere sano: tutti i processi vitali, per poter essere compiuti in modo adeguato, esigono sia il movimento delle parti in cui essi agiscono, sia il movimento del tutto.
La vita consiste nel movimento e ha in esso la sua essenza. All’interno di tutto l’organismo domina un movimento incessante e rapido: il cuore, nel suo complesso duplice moto di diastole e sistole, batte forte e incessantemente, e con ventotto battiti spinge l’intera massa sanguigna in tutta la grande circolazione e in quella piccola; il polmone pompa senza interruzione come una macchina a vapore; gli intestini si contraggono sempre; tutte le ghiandole succhiano e secernono in modo costante, e perfino il cervello ha un doppio movimento, corrispondente a ogni battito del polso e a ogni respiro. Se dunque, di fronte a questa realtà, come avviene nella vita sedentaria di innumerevoli persone, manca quasi del tutto il movimento esterno, si verifica una stridente e rovinosa sproporzione fra l’immobilità esterna e il tumulto interno.
   Il continuo movimento interno richiede infatti di essere in qualche modo sostenuto da quello esterno: quella sproporzione è simile all’analogo contrasto che si verifica allorché, in conseguenza di qualche moto degli affetti, ribolliamo dentro noi stessi, ma non possiamo lasciar trapelare nulla di tutto ciò all’esterno.
  Quanto la nostra felicità dipenda dalla serenità dello stato d’animo e quest’ultima a sua volta dipenda dalle condizioni di salute, lo dimostra il paragone dell’effetto che le stesse circostanze o i medesimi eventi esterni producono in noi nei giorni in cui siamo sani e vigorosi rispetto alla reazione che essi provocano in noi stessi quando la malattia ci rende noiosi e ansiosi. Ciò che ci rende felici e infelici non sono le cose nella loro oggettività o realtà, ma ciò che esse rappresentano nella nostra interpretazione di esse. 

   Ma in generale, i nove decimi della nostra felicità si fondano sulla salute.

   Quando siamo in buona salute tutto diventa sorgente di piacere, mentre, al contrario, nessun bene esteriore, di qualsiasi natura esso sia, è godibile; perfino gli altri beni soggettivi (le qualità dello spirito, dell’animo, del temperamento) vengono ridotti e guastati da una salute cagionevole.
Non è quindi senza motivo che noi ci informiamo vicendevolmente, prima di ogni altra cosa, circa lo stato di salute e ci auguriamo di star bene; infatti questo è di gran lunga la cosa più importante per l’umana felicità.
E tuttavia proprio da questo consegue che la maggiore tra tutte le sciocchezze è quella di sacrificare la salute per qualsiasi cosa sia, guadagni, promozioni, cultura, fama, per non parlare poi del piacere e dei godimenti passeggeri.

 - Alla salute si deve invece posporre tutto. -

Arthur Schopenhauer

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