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Zen



ALLA RADICE

Al maestro Poi-chang fu chiesto: <<Che cosa dobbiamo fare per raggiungere la liberazione?>>
"Cercare l'illuminazione improvvisa."
<<Che cos'é l'illuminazione improvvisa.>>
"Liberarsi in un attimo di tutti pensieri e comprendere che non c'è niente che possa essere raggiunto."
<<Da dove possiamo incominciare?>>

"Dalla radice stessa."
<<E che cos'è la radice?>>
"La coscienza."

(L'illuminazione non è uno stato che si 'raggiunga' o si 'ottenga', perché è qualcosa che abbiamo già in partenza. É improvvisa perché, anche se può essere preceduta da una lunga ricerca, avviene in un attimo. Meditare è un volgersi della coscienza verso sé stessa, escludendo le mediazioni mentali.)

Claudio Lamparelli - il libro delle 399 meditazioni ZEN -

 

In molti si avvicinano alla meditazione Zazen perché curiosi di sperimentare non solo la pratica meditativa in sé, ma anche e soprattutto i dettami dello Zen. Eppure sono davvero poche le persone che comprendono a fondo il suo significato e sono in grado di accoglierlo nelle loro vite. In questo articolo cercherò di spiegarvi nel modo più completo possibile cos’è lo Zen, quali sono le sue origini e come possiamo iniziare a seguire i suoi insegnamenti nella nostra quotidianità.

 

Zen è la pronuncia giapponese del carattere cinese “Chan” (禪), che a sua volta è la traduzione del termine sanscrito “Dhyana“. Il suo significato letterale è “visione”, ma viene spesso tradotto anche con “meditazione”, intesa come “stato di perfetta equanimità e consapevolezza”. La pratica del Dhyana era largamente utilizzata nel Buddismo, nell’Induismo e nel Jainismo per raggiungere l’illuminazione (che a seconda della religione era vista come perfetta purezza mentale, ricongiungimento con Dio oppure apertura del terzo occhio).

Lo Zen, esattamente come il taoismo, non è per nulla semplice da spiegare e comprendere: non si tratta di una filosofia o di una religione, né tantomeno di una tecnica specifica per ottenere determinati risultati. Zen è una forma mentale, uno stato dello spirito che non ha tempo né luogo e che dipende largamente dalla nostra intuizione. Il suo scopo è fornirci una via che ci riporti al nostro vero Io, al presente, al “qui e ora”, distaccandoci dalle distrazioni inutili e dagli atteggiamenti mentali che ci isolano dalla realtà.

Bodhidharma, il monaco indiano considerato il fondatore della scuola Chan/Zen, lo descrive come segue:

“Una speciale tradizione esterna alle scritture
Non dipendente dalle parole e dalle lettere
Che punta direttamente al cuore dell’uomo.
Che vede dentro la propria natura e diviene Buddha.”

Volendo semplificare questa definizione, potremmo a grandi linee descrivere lo Zen come segue:

  • Lo Zen è un’attitudine, non una fede
  • Zen significa sperimentare l’attimo presente ed essere grati per il dono stesso della vita
  • Essere Zen significa acquisire piena consapevolezza della nostra connessione con il mondo e con tutto ciò che ne fa parte
  • Lo Zen è la liberà dalle distrazioni e dai conflitti illusori del mondo materiale
  • Essere Zen significa essere parte del flusso dell’Universo.

Arrivati a questo punto potremmo chiederci perché sia così importante fare tesoro dell’attimo presente. Per quale motivo il futuro, il passato e tutti i pensieri che ci isolano dalla realtà vanno eliminati dalla nostra mente?

La risposta è tanto affascinante quanto enigmatica: secondo lo Zen, eliminando le nostre sovrastrutture mentali e superando l’attaccamento al mondo materiale è possibile arrivare alla Verità Assoluta e viverla nella sua pienezza. Non viene mai specificato nei dettagli quale sia questa Verità (anche chiamata Illuminazione, simile a quella sperimentata dal Buddha), perché si tratta di un’esperienza soggettiva e unica per ogni persona.

In linea generale, il messaggio è quello di rinunciare alle nostre certezze e all’apparente senso di sicurezza che ne deriva per sfidare i nostri schemi mentali e metterci in discussione come esseri umani. Lo Zen è infatti conosciuto anche come la cultura del non essere proprio a causa di questo suo invito ad astrarci da tutto ciò che conosciamo per vederci in un’altra prospettiva, una in cui non esistiamo come individui separati ma come una parte fondamentale di qualcosa di più grande.

La parte importante nello Zen è l’esperienza effettiva. Anche solo provando ad applicare i suoi precetti ci rendiamo parte del moto perpetuo dell’umanità verso uno degli aspetti dello Zen che più confonde chi non lo conosce sono i paradossi: il paradosso gioca un ruolo fondamentale negli insegnamenti dello Zen, in quanto spinge la mente in una direzione diversa da quella a cui è abituata durante la routine. In questo modo aiuta a tenere a bada il pensiero razionale e liberare la creatività e l’intuizione. Indica anche una verità che non può essere razionalmente derivata attraverso l’uso della logica.

Non fatevi spaventare da questi paradossi, in quanto servono proprio a stimolare e sfidare la nostra mente. Ogni riflessione che ne deriva è un passo verso la consapevolezza.

  • Lo Zen non è niente ed è tutto allo stesso tempo
  • Lo Zen è vuoto e pieno
  • Lo Zen circonda tutto ed è circondato da tutto
  • Lo Zen è l’inizio e la fine

È facile per alcuni di respingere lo Zen catalogandolo come un viaggio mentale privo di significato reale. Queste persone non sono ancora pronte ad affrontare questo particolare livello di sviluppo spirituale, ed è assolutamente accettabile. La strada verso la consapevolezza non va mai affrettata, e se dopo aver letto quest’articolo lo Zen vi sembrerà ancora qualcosa di poco credibile significa semplicemente che non è il momento giusto per accoglierlo nelle vostre vite.

Vivere lo Zen è attraverso lo Zen. Non necessariamente il Buddismo Zen, ma lo Zen nel suo senso più ampio di mente consapevole che punta in una direzione; di vita disciplinata con semplicità e naturalezza, opposta ad una vita artificiosa e forzata;
di vita compassionevolmente coinvolta nel benessere del mondo e non egocentrica e aggressiva. Una vita, in breve, di armonia con l’ordine naturale delle cose e non in costante conflitto.
In un certo senso, questo non è solo Zen – Kapleau sta descrivendo la vita stessa. Questa è la saggezza intuitiva di cui abbiamo parlato in quest’articolo. Per accogliere lo Zen nelle nostre vite non servono grandi rituali, ma semplicemente piccoli gesti che ci avvicinino alla pace mentale:

  • Vivere ogni momento con consapevolezza. Se stiamo pulendo casa, immergiamoci nell’atto di pulizia; se siamo con i nostri cari, siamo completamente presenti per loro; se ci stiamo rilassando, rilassiamoci e basta, non lasciando che gli eventi del giorno o le preoccupazioni del futuro infestino i nostri pensieri.
  • Capire che avere meno è avere di più ed essere consapevoli di come questo influenzi lo stato della nostra mente. Questo atteggiamento ci aiuta ad accettare le cose pienamente così come vengono e apprezzarle nella loro interezza.
  • Preoccuparci per il nostro benessere e per il benessere di tutti gli altri esseri come fossimo un tutt’uno, per capire come siamo tutti interconnessi.

Kira Vanini

 

 L'UOMO E LA TIGRE

Un uomo stava camminando nella foresta quando s'imbatte in una tigre. Fatto dietro-front precipitosamente, si mise a correre inseguito dalla belva.
Giunse sull'orlo di un precipizio, ma per fortuna trovò da aggrapparsi al ramo sporgente di un albero.
Guardò in basso, e stava per lasciarsi cadere, quando vide sotto di sé un altra tigre. Come se non bastasse, arrivarono due grossi topi, l'uno bianco, l'altro nero, che incominciato a rodere il ramo.
Ancora poco e il ramo sarebbe precipitato.
Fu allora che l'uomo scorse un frutto maturo, una piccola fragola. Tenendosi con una sola mano, la colse e la mangiò.
Com'era buona.

(Questo aneddoto illustra la saggezza e l'essenza dello Zen: la capacità di vivere il qui e ora, di cogliere l'attimo fuggente. Tra le opposte esigenze, tra l'essere e il nulla, tra la vita e la morte, rifiutando tanto lo sconforto, quanto l'esaltazione, il saggio sa gustare la dolcezza di un semplice e piccolo frutto, di un semplice istante. Meditare è immergersi nel presente, lasciando perdere sia i ricordi, sia le preoccupazioni per il futuro. 
Anche se ci troviamo sull'orlo di un precipizio, questo momento è tutto il nostro tempo. solo la nostra mente con le sue previsioni e le sue anticipazioni, ce lo può distruggere.)

FRAGILITÁ

<<Tra noi e l'inferno o il cielo c'è di mezzo soltanto la vita, che è la cosa più fragile del Mondo.>> 

("Un nonnulla ci consola perché un nonnulla basta ad affliggerci" scrive Pascal: un pensiero ci porta all'Inferno e un altro riporta in Paradiso. Siamo fatti di idee, di sensazioni, di speranze, di illusioni, di desideri... le cose più inconsistenti e più fragili che ci siano. E in ogni istante tutto può cambiare intorno a Noi. "Ecco come dobbiamo considerare questo fragile mondo" dice il Sutra del Diamante: una stella mattutina, una bolla sull'acqua, un lampo in una nuvola estiva, il tremolio di una fiamma, un fantasma, un sogno". Da qui l'importanza dei nostri stati d'animo, la funzione fondamentale della mente e la necessità di una meditazione riequilibratrice che non lasci al caso o agli altri lo stato del nostro microcosmo.)

 

LA ZATTERA

<< La dottrina è come una zattera che vi serva ad attraversare un fiume. Quando siete giunti sulla sponda opposta, lasciatela andare. >>

 Commento
Il Buddha parla del suo stesso insegnamento, che invece di essere presentato come una “verità rivelata” , è considerato un “ utile espediente” , una delle tante vie che possono essere percorse.
Se si scambia la sua dottrina per un insegnamento dogmatico, si rimane abbarbicati alla zattera e non si raggiunge più la “sponda opposta”.
<<  Benché la polvere d’ora sia preziosa>>, sostiene un detto Zen << quando entra nell’occhio ostacola la vista.>>
Meditare è prendere le distanze da tutte le dottrine per rendere più acuta la nostra esperienza.

Claudio Lamparelli - il libro delle 399 meditazioni ZEN -