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Unità della vita nella visione olografica e quantistica

La teoria quantistica ha rivoluzionato il vecchio concetto di materia degli atomisti greci e della fisica Newtoniana.
Secondo la teoria dei “Quanti”, la materia, a livello sub-atomico, non esiste con certezza in luoghi definiti, e gli eventi non accadono con certezza in tempi definiti: a livello sub-atomico gli oggetti materiali si dissolvono in onde di probabilità.
Dimostrando che la realtà non può essere scomposta in piccole unità indipendenti, la fisica moderna rivela la basilare unità dell’universo. Tale unità include il soggetto percipiente. Infatti appena si penetra la materia, la natura appare come una rete intricata di relazioni tra le varie parti e il tutto, e tali relazioni includono l’osservatore nella loro misurazione. Ciò evidenzia che la struttura della realtà non può più essere pensata in termini di separazione tra mente e universo, e ciò perché la coscienza è sempre in relazione con la realtà.
Se la massa è solo una forma di energia, e quindi ogni cosa esistente è riconducibile allo stesso sostrato, e se lo spazio e il tempo sono interconnessi e dipendono dalla posizione dell’osservatore, allora il mondo (i.e. l’uni-verso) è in continuo mutamento, e poiché l’energia non può essere divisa, la forma che essa prende è solo il risultato di un cambiamento che lascia immutata l’essenza.
Secondo la teoria del fisico David Bohm, l’universo ha una composizione olografica, secondo cui le entità fisiche che sembrano separate e distinte nello spazio-tempo, sono in realtà collegate in un sottostante implicito aspetto.  L’universo fisico funziona come un gigantesco ologramma di cui ciascuna parte è contenuta nel suo intero, e l’intero in ciascuna parte.
Parallelamente, il neurochirurgo Karl  Pribram ha rilevato che il cervello umano opera come un ologramma nelle sue strutture più profonde, e pertanto l’unità umana ha lo stesso funzionamento dell’unità cosmica.
L’isomorfismo della basilare realtà umana e cosmica apre una breccia nella conoscenza scientifica del mondo, e ci permette di rileggere la divisione cartesiana tra mente e natura, e con essa i credi sulla diversità delle visioni del mondo apparse nelle diverse dottrine cosmologiche.
La prospettiva di una realtà olografica ed unificata a livello profondo si uniforma alle intuizioni delle religioni di tutti i tempi, che hanno descritto l’ultima realtà divina - realizzabile anche in corpo e da vivi - come una dimensione suprema  in cui non esiste limite di tempo e di spazio, e dove tutto è intrinsecamente indiviso.
A tali simili conclusioni giunse anche il frate Giordano Bruno – condannato dalla Chiesa come eretico e bruciato vivo il 17 febbraio 1600 a Campo dei Fiori a Roma. Egli parlò infatti di un’unica Forza – Anfitrite – che collega tutti gli infiniti mondi. Secoli più tardi, Enrico Fermi scoprì la Forza Elettrodebole, che ha le caratteristiche di una colla universale che permette alle stelle di brillare con regolarità. Anfitrite, Forza Elettrodebole, sembrano termini molto sofisticati, che un teologo potrebbe facilmente sostituire (o meglio, intercambiare) con la parola magica “Amore”. É questa costante tensione amorosa del Vivente per se stesso che tutto permea chiarisce inoltre che “Mens insita omnibus” e non “Mens ultra omnia”. La Natura è come se fosse un pensiero-entità capace di auto-organizzarsi, senza con ciò dover dedurre il proprio ordine dall’esterno, essendo l’Uni-verso non duale e uni-vivente. Nell’unità di tutte le cose, gli opposti non possono che coincidere, e in questa infinità dell’Uni-verso non vi può essere un centro e una periferia, in quanto ogni punto è centro e periferia contemporaneamente. Da qui alla comprensione che ciascun essere umano è “capace di Dio” come autentico e vivente “Axis Mundi” dell’Uni-verso.

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