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Beneficenza

Nel capitolo ‘la professione’ nel mio libro - l’uomo, una sofisticata e meravigliosa apparecchiatura - scrivo:
Se hai denaro a sufficienza per i Tuoi fabbisogni, ne puoi devolvere una parte a chi, non ne ha. Personalmente sono stato povero e sono stato ricco: credetemi, essere ricchi è meglio! Meglio ricchi e in buona salute che poveri e malati! Il denaro reale, che moltiplica la possibilità di vita, permette di avere più tempo da dedicare alle attività dello Spirito, allo studio, all’apprendimento che sono la linfa, l’energia, il vigore. La ricchezza è il più alto livello di organizzazione, dove ognuno ha il dovere di migliorare la qualità della Vita intorno a Sé.

Il denaro è sacro, è un’energia Divina.

Se vogliamo “arricchirci” è nostro dovere migliorare anche la qualità della Vita intorno a noi, sulla Terra, nel Cosmo. Non siamo mai veramente ricchi e realizzati se, non lo sono anche tutti gli altri. Spesso, prima di addormentarmi la sera, mentre ringrazio per la bellissima giornata, un tetto sopra la testa, un letto caldo e asciutto, penso a quelli che non hanno la stessa “fortuna” e mi dispiace, non riesco a essere sereno e, mi propongo l’indomani, di fare di più, affinché anche gli altri possano esserlo.

Ricordo la decima - “di dieci, nove parti per te e una per Dio”. Donare il 10% di quello che guadagno in beneficenza è ciò che faccio da tanto tempo, da quando ho pregato e chiesto come poterla praticare (Tzedaka), di farmi incontrare chi aveva bisogno, e ho affidato il progetto al Cielo, a Dio; da allora ogni giorno, ogni settimana, incontro qualcuno in difficoltà, e ringrazio per l’opportunità di poterlo aiutare.
La sera mi addormento un po’ più sereno e durante il giorno mi sento ancor più stimolato a guadagnar di più per aiutare sempre più chi ha bisogno.
Quando due anni fa ho terminato di scrivere il libro, come per ogni altra entrata, ho deciso di devolvere il 10% degli incassi sulle vendite in beneficenza, e ho consacrato il progetto. Ogni volta che ne vendo uno o più sono due volte felice: primo perché posso condividere con qualcun altro quello che ho imparato e che mi fa stare bene, secondo perché posso praticare Tzedaka. 

La parola ebraica che indica l'elemosina, Tzedaka, viene da Tzedek, giustizia. Da qui la diversa connotazione rispetto all'uso comune: elemosina, non è un'offerta volontaria che esprime la generosità di chi la compie, ma una questione di "giustizia", un obbligo fondamentale secondo il quale tutti devono dare una parte del proprio reddito per aiutare i poveri e i bisognosi. L’importanza dell’elemosina è insegnata ai bambini di giovane età e in ogni casa è presente un salvadanaio (Pushke) nel quale i più giovani ripongono i propri risparmi, incoraggiati dai genitori. 
Puoi donare a chiunque, ai mendicanti per strada, a gruppi di volontari, ‘pagliacci’ nei reparti pediatrici degli ospedali, gruppi che si occupano di proteggere i bambini nel mondo, le bambine madri, associazioni che si occupano dello sviluppo e dell’evoluzione. 
Evita gli enti che si fanno pubblicità in televisione o in radio perché sprecano gran parte del denaro raccolto per pagarsi lo stipendio e per la pubblicità per ottenerlo!?!

Ricorda comunque che il miglior modo per aiutare chi è povero non è fargli l’elemosina (regalargli un pesce oggi) bensì insegnargli a lavorare (insegnargli a pescare) così ogni giorno si procura ciò di cui ha bisogno (il ‘pesce’ quotidiano).

Come calcolare il 10% di ciò che guadagno? 

Siamo pratici, non fiscali. Ho un’idea di quello che, più o meno, guadagno con il mio lavoro, quindi calcolo, più o meno, il 10%. L’importante è fare regolarmente le donazioni, senza farmi catturare dal pensiero: « Però un giorno potrei aver bisogno proprio di questi soldi! - Questo mese salto perché ho guadagnato poco - Questo mese hanno più bisogno i miei figli - ecc. ».
Deve diventare una priorità, non un “di più”, non è un piacere che sto facendo. Di altre cose posso dimenticarmi, ma non di questa. E in ogni caso, il piacere lo sto facendo a Me. Ringrazio.

Gesù diceva loro nel suo insegnamento: «Guardatevi dagli scribi, che amano passeggiare in lunghe vesti, ricevere saluti nelle piazze, avere i primi seggi nelle sinagoghe e i primi posti nei banchetti. Divorano le case delle vedove e pregano a lungo per farsi vedere. Essi riceveranno una condanna più severa».
Seduto di fronte al tesoro, osservava come la folla vi gettava monete. Tanti ricchi ne gettavano molte. Ma, venuta una vedova povera, vi gettò due monetine, che fanno un soldo. Allora, chiamati a sé i suoi discepoli, disse loro: «In verità io vi dico: questa vedova, così povera, ha gettato nel tesoro più di tutti gli altri. Tutti infatti hanno gettato parte del loro superfluo. Lei invece, nella sua miseria, vi ha gettato tutto quello che aveva, tutto quanto aveva per vivere».

Ti ringrazio per l’aiuto e la possibilità di condividere,
domenicoantonio (ribelle)