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Acqua Diamante - Seconda Parte

 OMAGGIO ALLA DONNA

Chi c'è di stella in stella?

Scivolata che accumula i veli

Dell'oblio d'innumerevoli vite,

Nel gioco dei raggi emessi,

Donna, Signora divina,

Dall'espressione palpitante e scintillante;

Seme di stella della nostra culla,

Matrice di luce e d'eroi

Che come Ercole vinse il serpente

Delle paludi del nostro sesso strisciante.

Quante melodie avvolgono il mio cuore!

Oh! Sciarpa serica del dio-felicità!

Io sono presente nella gioia di Cristo,

Per le sofferenze non sono più triste,

Il mio petto contiene l'universo,

Il sole del mio cuore riscalda la madre.

Nel suo seno generoso io esulto

E Orione verso te mi catapulto.

Armonia di queste care pleiadi

Verso Andromeda e pietra di giada,

Canto per te lo smeraldo

Attraverso lacrime calde.

Mi immergo nel mare di rubini

Nel rosso dorato dei miei abiti,

Sono il tuo principe ora pronto

Per il matrimonio più elevato

Con te, in te, per te.

Donna divina della mia emozione.

In questa immensità del Padre mio

L'Amore mi prende alle spalle,

Innamorato cavalleresco della Madonna

Che l'ombra immobilizzò in Mal-donna

Io parto con la spada dei miei lombi

A liberare quest'armatura di bronzo

Nella quale geme la donna

Adorna di poveri stracci infami,

Farò dal mio sesso scaturire

Il seme che non può fallire,

Costruendo sulla testa del dragone

Una montagna di nero carbone,

Bruciandola col fuoco delle mie viscere

Con la potente forza che provveda,

Ai lavori di affinamento celeste

Su questa sontuosa perla terrestre.

La materia non produce più ombra

Sotto i fuochi delle tue luci.

Per la trasparenza si cancella l'ombra

In azioni di grazia e di preghiera.

Gloria a te donna della mia anima

Gloria al mio padre-genitore d'amore

Io mi umilio nella nobiltà

Di ciò che e di ciò chi noi siamo!

 

Joël Ducatillon

 

CAPITOLO I: Dialogo fra Alphonse Ceptic e Jean Dorion

Alphonse Ceptic è un giornalista, un uomo di buona volontà e coraggioso che viene ad intervistare Jean Dorion a proposito della sua ricerca. Egli non nasconde il suo scetticismo ma accetta con onestà di riflettere su ciò che seguirà.

A.C. Buon giorno Signor Dorion, sono felice d'incontrarla per questo dialogo.

J.D. Grazie per l'interesse che lei porta ai miei lavori, cercherò di essere il più esplicito possibile. Si accomodi, prego.

A.C. Grazie, hum… con che cosa cominciamo?

J.D. E' lei che me lo deve dire, lei è il porta parola di tutti coloro che sono ancorati nel funzionamento del mondo.

A.C. Precisamente, cosa intende dire con: "ancorati nel funzionamento del mondo"?

J.D. Grande domanda per cominciare; lei è in forma! Da parte mia, distinguo quelli che funzionano modellandosi alle norme del sistema da quelli che si ribellano e cadono in un funzionamento inverso. Esistono anche degli esseri che seguono un percorso caratterizzato dalla manifestazione della loro creatività. In questo gli artisti sono avanti di una lunghezza.

A.C. Non siamo forse costretti al funzionamento? Quale caos se nessuno accettasse d'essere un ingranaggio della società!

J.D. Beninteso, nella materia vi è una certa obbedienza alle regole, per evolvere secondo una certa armonia. Esiste però tutto un mondo tra il fatto di partecipare coscientemente e con amore attraverso dei funzionamenti, e quello di esserne schiavi. Per esempio: se sbrigate i vostri compiti quotidiani in uno stato di costrizione voi non siete felici, e con il passare del tempo diventerete tristi, vecchi, e forse anche ammalati. Se lavorate con la consapevolezza che state creando, che esprimete la creatività della vostra totalità, allora la gioia, la leggerezza ed il sorriso vi arricchiscono.

A.C. In che modo l'uomo è arrivato ad essere infelice, impigliato nelle costrizioni?

J.D. L'uomo crede di essere soltanto una personalità che cammina sulla terra. Quando è bambino, gli inculchiamo delle costrizioni senza dirgli che sono regole necessarie al suo sviluppo. Lo si riempie di "sapere" a scuola, e di giocattoli a casa. Sovente non riceve la qualità di amore che lui desidererebbe. Qualche volta resta per delle ore davanti alla TV, anestetizzando il muscolo della sua intelligenza. Il bambino non crea abbastanza, si sente inferiore all'adulto ed entra in un sistema di sottomissione, "perché sono i miei genitori", e ciò può condurre alla famosa ribellione dell'adolescenza, frutto di un'infanzia resa artificiale.

A.C. Non è forse l'ordine normale delle cose? Non è sempre stato così?

J.D. Si, è così da secoli, non tenendo conto dell'espressione delle attività che differiscono secondo le mode e le tecnologie del momento. Questa programmazione a partire dall'infanzia fu necessaria e normale come lei dice, ma diventa sempre più insufficiente e ristretta da quando la coscienza aumenta. Si può dire che, da qualche decennio, l'educazione e l'istruzione dei bambini non sono più all'altezza del loro potenziale di vita e d'intelligenza.

A.C. Lei dice che l'uomo ha una visione erronea di sé stesso a causa dell'educazione e dell'istruzione? Ma allora lei denuncia tutto il sistema! Non sono d'accordo con lei, perché ciò che si fa mi sembra di qualità.

J.D. Beh, direi che l'uomo ha una visione, se non sbagliata, in ogni caso incompleta di sé stesso. Io constato che il sistema educativo e d'istruzione prende radici in uno stato di coscienza che adesso diventa sterile, e penso che deve cambiare per soddisfare la richiesta dei giovani umani.

A.C. Capisco sempre meno, che cos'è uno stato di coscienza?

J.D. Lei è cosciente di essere seduto su questa poltrona?

A.C. Mi prende in giro?

J.D. Assolutamente no, se lei fosse addormentato non sarebbe cosciente di essere seduto sulla poltrona.

A.C. Il suo ragionamento è semplicistico. Se passassimo alle cose serie!

J.D. Lei non sarebbe cosciente del colore del suo pullover, se fosse cieco. Le si potrebbe dire che è blu, rosso o verde, e lei prenderebbe questo per vero.

A.C. Lei non ha fortuna, io ho una buona vista. Come può cavarsela?

J.D. Sono entrato volontariamente in questa banale dialettica per dire che la coscienza è analoga all'organo della vista, e che questa può essere nebulosa o sviluppata a profitto della felicità dell'uomo.

A.C. Allora, in che cosa l'attuale sistema non è più appropriato?

J.D. Vorrei esporle gli slogan che sostengono ed inquadrano la maggior parte dei comportamenti collettivi ed individuali, considerando che una somma di individui che funzionano allo stesso modo costituisce una massa di comportamento robotico di una coscienza collettiva.

Nella famiglia: "Noi siamo i tuoi genitori, devi fare ciò che noi desideriamo per te. Noi siamo l'autorità, la saggezza ed abbiamo più esperienza. Devi lavorare bene a scuola per avere un buon mestiere ed un buon conto in banca, così noi potremo essere fieri di te."

Il bambino riceve dunque delle immagini di possesso e di attaccamento, di sottomissione all'autorità, di venerazione verso i suoi genitori. Lo si programma perché lavori a scuola con un obiettivo interessato, e non nell'apprezzamento immediato di un lavoro che porta disciplina e struttura psichica. Viene perciò spinto alla competizione, all'avidità, all'arrivismo ecc.

A scuola: "Voi discendete dalla scimmia, la vostra memoria ci interessa. Voi imparerete delle quantità incredibili di "come funziona questo", ma eliminerete dal vocabolario il "perché è così". Tra i miliardi di stelle soltanto la terra è abitata. Tutto ciò che i sapienti dicono è vero, ecc."

Nella religione: "Voi siete nati nel peccato. Per fortuna è venuto il Cristo, se no… Noi siamo gli intermediari fra Dio e voi, perché voi non siete capaci di intercedere da voi stessi. Quando siete morti la vostra anima va in cielo con gli angioletti, ecc."

Nella salute: "L'uomo è onnivoro come il maiale. Voi potete mangiare di tutto. Perché la malattia viene dai microbi. Noi, come i religiosi, abbiamo la conoscenza per portarvi alla salute. Così venite regolarmente alla manutenzione come per la vostra automobile, ecc."

A.C. In effetti, è un sacramento di programma!

J.D. Ma non è un programma sacro! Ecco all'ingrosso ciò che si inculca ai giovani umani. Una volta adulti, essi funzionano su queste basi perché pensano di dover riuscire a farsi un posto nella società prima di diventare vecchi e malati. Così sacrificano il tempo necessario alla conoscenza di loro stessi al profitto di una corsa chimerica. Oppure, rifiuteranno in blocco questo sistema per diventare dei notori delinquenti.

Questo sistema di coscienza ha come struttura la parola AVERE. Dunque, per AVERE bisogna agire per un AVVENIRE migliore del PASSATO. Questo porta alla RIUSCITA, o al FALLIMENTO. L'apprezzamento del momento presente non si esprime, allora, che nelle dipendenze e nei piaceri immediati. Questo livello di coscienza si chiama:"La Coscienza dell'Albero della Morte".

A.C. Tuttavia, per me la riuscita è interessante.

J.D. L'ha detto lei, è interessante per superare le paure dell'insicurezza, per evitare la vergogna in confronto degli altri, e per attirare l'amicizia di chi ci circonda. E' molto interessante per la sua immagine, cioè per la menzogna protocollare che fa la pubblicità della sua personalità.

A.C. Basta, basta! Lei è stato duro con me, penso che andrò a casa, perché comincio ad essere stanco. La rivedrò quando avrò digerito. Arrivederci.

J.D. Un suggerimento: tolga la lettera "I" dalla parola imago (immagine), non resterà in lei che il MAGO. A presto, spero.

 

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CAPITOLO II: Dialogo

J.D. Buon giorno, Signor A.C., come sta?

A.C. Dopo qualche turbolenza, sto meglio. C'è stato un momento in cui ho maledetto lei, poi, dopo riflessione, ho constatato che effettivamente il sistema attuale tende a robotizzare l'essere umano.

J.D. Bene… fortunatamente, molti esseri, come lei, s'interrogano su ciò che sono realmente e cominciano a trovare delle risposte soddisfacenti. Il fenomeno delle sette è nato da questo risveglio spirituale velocemente recuperato da dei "guru" più o meno ben intenzionati, talvolta sinceri ma ingannati dalla loro stessa ignoranza.

A.C. Come definisce lei una setta?

J.D. Deriva dalla parola latina che significa "SEGUIRE". Le persone che vogliono uscire dal primo livello di coscienza abbordato nel primo capitolo, non sono sovente capaci di avanzare da sole, leggendo per esempio la numerosa letteratura disponibile ed esaminandosi nella propria coscienza. Si incamminano così verso degli insegnamenti di gruppo enunciati verbalmente, e diventano i satelliti dei cosiddetti maestri. Questi insegnamenti sono utili, talvolta ricchi e profondi. Ma possono diventare una trappola per coloro che vi restano bloccati, attaccati ad essi ed agli insegnanti che li promulgano.

A.C. Così rientrano in un funzionamento, espresso in modo diverso?

J.D. Esattamente. Lasciano il funzionamento collettivo del primo livello di coscienza per entrare nel secondo, chiamato: "Coscienza della conoscenza dell'albero del bene e del male". A questo livello, le persone non possono ancora disfarsi del robotismo programmato nei loro diversi corpi, così a questo livello 2 cominciano a rifiutare, talvolta a detestare, il livello di coscienza del primo livello.

In uno slancio mistico-emotivo, questi esseri lasciano a volte, per esempio, la loro famiglia e il loro impiego, motivati da un rifiuto radicale di tutto ciò che costituisce il funzionamento collettivo.

A.C. Perché l'albero della conoscenza del bene e del male? Le persone del primo livello (albero della morte) non sono coscienti del bene e del male?

J.D. Si, ma vi è una differenza ed essa è grande, pur essendo sottile. Gli esseri che vivono nel primo livello di coscienza funzionano secondo il bene ed il male decretati, decisi dalle norme della religione, dei costumi e della famiglia. Per esempio, vi sono delle pratiche considerate cattive in Europa e buone in Africa. Essere poligami è normale presso certi popoli, mentre da noi questo non può essere accettato come buono per l'essere umano. Nella tappa seguente, l'essere si disfa progressivamente di queste norme, qualche volta brutalmente, con ribellione. Percepisce progressivamente quali sono i suoi criteri, determinando ciò che è bene o male per sé stesso e non per soddisfare l'immagine che gli fu mostrata fin dall'infanzia. Capisce a poco a poco che il suo sviluppo si realizza nel rendere concreto ciò che egli è e non ciò che possiede come sapere, erudizione o beni materiali. Questo passaggio dura parecchi anni, con molti tentennamenti e confusioni all'inizio, perché si tratta di riconsiderare tutto alla luce di uno sguardo più lucido.

A.C. In concreto, quali sono i cambiamenti visibili nella vita di una tale persona?

J.D. E' possibile che queste persone si rivolgano verso le medicine più dolci o energetiche e si allontanino dall'allopatia. Manifestano progressivamente amore per il loro corpo fisico e cominciano a prenderne cura. Particolarmente nella scelta di un'alimentazione più vegetariana, talvolta biologica.

A.C. Queste scelte portano realmente dei benefici o si tratta di una moda per ingenui? La medicina ufficiale non è forse la più competente?

J.D. L'allopatia considera la malattia come una fatalità e che l'uomo ne è vittima suo malgrado, che bisogna averne paura e proteggersi. Spiega anche che viene dall'esterno, con i microbi, i virus, ecc. Questo genere di filosofia attira tutte le persone del primo livello di coscienza, che pensano che tutti i loro problemi provengano dall'esterno, per caso. L'allopatia risponde quindi a questa domanda. Se la gente rimane in uno stato di vittima, attira dei salvatori che sono: la medicina degli effetti, i sindacati, i partiti politici, le religioni, le sette e le dipendenze affettive, sessuali, ecc… I carnefici da combattere sono i microbi, i bassi salari, l'alcool, la droga, la prostituzione, ecc. Posso dire che, per quanto riguarda i metodi di guarigione, l'allopatia occupa un posto giusto e necessario, rendendo un servizio a questa massa collettiva.

A.C. Perché quelli che si accostano al secondo livello di coscienza cambiano medicina?

J.D. Si separano progressivamente dal triangolo carnefice-vittima-salvatore. Capiscono che il corpo fisico non è una sacca da viaggio, ma che è un'opera d'arte altamente perfezionata e che bisogna averne cura con l'igiene alimentare, l'igiene psichica, l'esercizio. Ne consegue che essi si responsabilizzano sempre di più. Agiscono per migliorare il loro benessere. Per un periodo più o meno lungo, visitano regolarmente dei medici e dei terapeuti di un tipo diverso per capire meglio il funzionamento del loro corpo. E' vero che a questo stadio occorrono ancora dei salvatori, ma questi aprono normalmente con i loro pazienti un dialogo istruttivo, per renderli progressivamente indipendenti, se il movente della loro professione è basato sull'amore per il prossimo.

A.C. Possiamo adesso abbordare la terza tappa?

J.D. Vuole dire il terzo livello di coscienza?

A.C. Si. Quello della conoscenza dell'albero della vita. La cosa comincia ad interessarmi.

J.D. D'accordo. Via via che la saggezza e la maturità crescono, l'essere umano comincia a capire che il male non deve essere scacciato né rifiutato. Progressivamente, depone le armi e smette di lottare contro ciò che giudicava essere male o ingiusto. Egli entra così in un periodo di accettazione di quanto lo disturba, e qui, comincia un vero lavoro che lo conduce verso la sovranità della sua vita. Non parla più di "avvenire", ma di "divenire", né di "avere", ma di "essere", non più di "riuscita e fallimento" ma di "realizzazione". Con il tempo, prende coscienza del fatto che le situazioni che lo turbano e bloccano il suo sviluppo non sono altro che proiezioni del suo subconscio, che sovente e suo malgrado avvengono a sua insaputa. A quel punto, comincia a riconoscere in sé ciò che vede in coloro che lo circondano e, dopo aver identificato ciò che provoca la situazione accoglierà quella memoria subconscia, che tramite l'alchimia del cuore subirà una trasformazione fino alle memorie contenute a livello cellulare. Con gioia, vedrà che la situazione si libererà a suo vantaggio, senza avere in alcun modo agito all'esterno.

A.C. Aspetti, ho difficoltà a capire. Può fare un esempio?

J.D. Con piacere. Ho in Francia una coppia di amici che progettavano di acquistare una casa che fosse veramente adeguata alle loro attività. Esisteva però un problema; era più che necessario che prima potessero vendere la casa in cui abitavano per avere i fondi occorrenti all'acquisto della nuova casa. C'erano stati parecchi visitatori, ma senza risultato. Un giorno, una coppia sembrò entusiasta di acquistare la loro casa, ma la donna rifiutò perché diceva di essere troppo vicina ai suoi genitori. La coppia di amici, delusi da quella reazione e vedendo avvicinarsi la scadenza per la firma della loro futura abitazione, si interrogarono sulla reazione di quella signora. "Esiste ancora in noi del rifiuto verso i nostri genitori? Non dimentichiamo che essi abitavano nel villaggio e che abbiamo sperimentato con loro delle situazioni talvolta difficili". Questi amici riconobbero che nel loro subconscio vi erano degli attaccamenti, dei rifiuti e dei rancori non cancellati. In uno slancio del cuore, ringraziarono interiormente quell'eventuale acquirente per aver loro mostrato il blocco che impediva la vendita della loro casa. Utilizzarono l'Acqua Diamante per deprogrammare quel blocco dalle loro cellule, e alcuni giorni dopo arrivarono dei visitatori che acquistarono la loro casa.

A.C. E' sempre così facile?

J.D. No. Perché c'è bisogno dell'amore del cuore, senza giudizio e quindi senza alcuna reazione, affinché avvenga l'alchimia. Talvolta, fra l'accettazione e l'accoglienza, le reazioni di collera e altre impediscono la trasformazione interiore. Bisogna attendere che queste reazioni si calmino.

A.C. Dunque, se ho capito bene, l'altro è un intermediario che ci annuncia più o meno duramente ciò che noi abbiamo nelle nostre registrazioni cellulari.

J.D. Esattamente, vedo che lei è sempre meno scettico. Bravo!

A.C. E per ciò che riguarda il quarto livello di coscienza?

J.D. Tenterò di parlarne, benché io sia qui ai primi passi. A questo stadio, l'essere umano non si identifica più con la forma nella quale è incarnato, né con la stessa anima incarnata. Si trova in uno spazio di sovra coscienza, dotato di una mente superiore. Si sente tutto amore, in un perpetuo stato di presenza soggiacente alla forma, considerando che l'atomo è già una forma. In altre parole, per lui materia è un sogno, un'illusione che ha scelto di sperimentare per salire i gradini della propria crescita. Si sente realizzato e cosciente della PRESENZA che invade il vuoto tra gli atomi, si sente presente in tutto ciò che esiste e si diffonde in ogni cosa. In questo stato di coscienza, egli vede dietro le apparenze e discerne l'estrema perfezione sacra che dirige gli avvenimenti della sua vita e del mondo che lo circonda. Questo livello si chiama: "La conoscenza dell'albero dell'immortalità".

A.C. Non posso capire quello che lei dice, devo ancora farne di strada per arrivarci, ma mi ci dedicherò.

J.D. Sa che il suo atteggiamento scettico, all'inizio di questa intervista, ha rivelato l'esistenza di una memoria d'incredulità nel mio subconscio?

La ringrazio per avermela mostrata. Sono felice di apprendere che lei si è trasformato in maniera formidabile.

A.C. Beh, lei non si lascia scappare proprio niente!

J.D. A presto, caro amico, e buon cammino verso lei stesso!

* *

Joël Ducatillon

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