LA VIA DEL CUORE

Studio di Terapie Naturali e Crescita Personale

Democrito

In un’epoca in cui non esistevano orologi, calendari digitali né promemoria su telefono o computer, un uomo osò parlare del tempo in un modo che, sorprendentemente, conserva intatta la sua attualità ancora oggi, a distanza di 2.400 anni. Parliamo di Democrito di Abdera, noto come «il filosofo che ride», perché trovava sempre un motivo per essere lieto o per sorridere. Democrito non fu soltanto il padre dell’atomismo, ma anche un acuto osservatore della natura umana. Tra le molte frasi a lui attribuite, ce n’è una che recita: «Ci sono uomini che lavorano come se dovessero vivere in eterno». Che cosa voleva dire, esattamente?

Cominciamo dall’autore di questa celebre citazione. Nato intorno al 460 a.C. ad Abdera, una polis greca della regione della Tracia, Democrito fu un pensatore presocratico che, pur vivendo lontano dal centro filosofico di Atene (dove si sviluppava l’ambiente intellettuale più vivace), elaborò una delle teorie più influenti di tutti i tempi: l’atomismo.

Secondo questa teoria, tutta la realtà è composta da minuscole particelle indivisibili chiamate atomi (dal greco ἄτομος, «indivisibile»), che si muovono nel vuoto. L’idea che la materia fosse discontinua e costituita da unità minime fu rivoluzionaria e trasgressiva per il suo tempo. Sarebbero dovuti passare più di due millenni prima che la scienza moderna, con nomi come Dalton, Thomson o  Rutherford, gli desse ragione.

Ma ciò che molti ignorano è che Democrito non fu soltanto un fisico — per quanto privo di laboratorio — ma fu anche un filosofo morale, un pensatore esistenziale e un profondo osservatore dell’animo umano.

A differenza di altri filosofi inclini a ragionare in termini di eternità, Democrito guardava all’essere umano con i piedi ben piantati a terra. Per lui il tempo non era un cammino senza fine per noi mortali; eppure si rendeva conto che la maggior parte delle persone viveva come se lo fosse. La sua frase è dunque un misto di ironia e compassione, una critica severa a chi sacrifica il presente in nome di un futuro che forse non arriverà mai. Proprio per questo viene da chiedersi: siamo davvero consapevoli di quanto tempo dedichiamo a vivere, a vivere davvero?

Democrito riteneva che la felicità — la vera eudaimonia — non risiedesse nelle ricchezze né nei piaceri smodati, ma in una vita equilibrata, guidata dalla ragione e dalla moderazione. Il suo concetto chiave era l’eutimia, che potremmo tradurre come «serenità dell’animo», lontana da ansia, stress o depressione.

Scuola di Atene, dove confluivano i pensatori e le loro idee.

Per raggiungere questo stato, il filosofo raccomandava l’osservazione, la conoscenza di sé e il distacco da ogni passione eccessiva. La chiave era vivere bene; e per vivere bene e felicemente occorre farlo con consapevolezza del tempo, senza sprecarlo in preoccupazioni inutili o ambizioni smisurate. In fondo, ciò che facciamo con questo breve arco di esistenza che ci è dato è l’unica cosa che conta.

Democrito fu soprannominato «il filosofo che ride» non perché si prendesse gioco del mondo, ma perché credeva che la conoscenza dovesse condurre alla gioia. L’ignoranza, sosteneva, è la radice della paura, della superstizione e della sofferenza; comprendere il mondo, al contrario, è liberatorio.

Per secoli le idee di Democrito furono ignorate o persino derise. Basti pensare ad Aristotele, che preferiva il modello dei quattro elementi (acqua, aria, terra e fuoco) e guardava con disprezzo all’atomismo democriteo. Ma nel Rinascimento e nell’Illuminismo la sua figura tornò alla ribalta. Scienziati come l’astronomo francese Pierre Gassendi ne rivalutarono il pensiero, adattando l’atomismo a un quadro teista, cioè compatibile con l’idea di un Dio creatore e ordinatore dell’universo. Nel XIX secolo la chimica moderna confermò molte delle sue intuizioni e oggi, in piena era quantistica, il suo nome continua a comparire tanto nei laboratori quanto nelle aule di fisica teorica.