LA VIA DEL CUORE

Studio di Terapie Naturali e Crescita Personale

Fico e Fica

 

Dopo la celebre diatriba su arancino e arancina, una cosa dovrebbe essere chiara a tutti, cioè che nella lingua italiana l’albero ha un nome maschile e il frutto un nome femminile: il pero (l’albero), la pera (il frutto); il banano (l’albero), la banana (il frutto) - peccato che l’albero di banano non esisteva nell’antichità.
Il dubbio è: l’albero di fichi non segue la regola suddetta; infatti si dice il fico (l’albero) e il fico (il frutto); la fica al femminile ha un altro significato che tutti conosciamo.

Ebbene la motivazione di questa eccezione alla regola è proprio questa, cioè il fatto che la parola “fica” al femminile indichi i genitali femminili ha fatto sì che per indicare il frutto si usasse il maschile.

Originariamente la parola “fica” doveva indicare il frutto del fico, ma poi, per la somiglianza tra quest’ultimo e l’organo genitale femminile il campo semantico si è spostato dalla botanica all’anatomia.

L’etimologia della parola “fico” richiama il latino ficus, che tuttavia non ha corrispettivi identici nella lingua di origine indoeuropea; solo il greco possiede sykon, simile nel suono, ma non identico. Questa etimologia oscura si potrebbe spiegare secondo Giacomo Devoto, Storia della lingua di Roma, p.53, pensando al fatto che alcuni nomi di piante e alberi autoctoni delle regioni mediterranee abbiano continuato ad esistere in latino e in greco nelle loro forme originarie, precedenti l’affermazione del latino nel Mediterraneo occidentale e del greco nel Mediterraneo orientale.

D’altra parte l’allusione alle pudenda muliebria è antichissima almeno quanto la commedia di Aristofane La pace, messa in scena nel 421 a.C., in occasione della pace stipulata tra Atene e Sparta durante la guerra del Peloponneso; in questa commedia, infatti, Aristofane si riferisce oscenamente al sesso femminile con la parola sykon al verso 1350.

In italiano, per metonimia, il termine fica è passato ad indicare una donna avvenente e, per analogia, un uomo avvenente; ne sono poi derivati diminutivi fighetta, fighetto, l’aggettivo figoso, la parola derivata figata.

Che poi in siciliano una varietà di fico si chiami “bifara”, dal latino “biferum”, cioè che porta frutto due volte l’anno, ossia a giugno e settembre; che la parola italiana fegato derivi da una ricetta dell’antichità che prevedeva un piatto di epar sykoton, in greco, chiamato in latino “Iecur Ficatùm” cioè fegato ingrassato o cucinato con i fichi; che il ficus ruminalis fosse presso gli antichi Romani la pianta di fico sacra sotto la quale, secondo il mito, erano stati allattati Romolo e Remo; che nei Vangeli sia Matteo 21, 18-22 sia Marco 11, 12-14 parli del fico che non produce frutto e della maledizione di Cristo lanciata a quest’ultimo, sono tutti altri discorsi che, però, rendono conto di quanto comune sia stata e sia nell’immaginario collettivo la pianta e il frutto dolcissimo di questo albero che accomuna i popoli che si affacciano sul bacino del mar Mediterraneo.